Storie
Ali
Ali Bashef. Così si chiama il primo paziente che ho visto operare al Centro "Salam" di cardiochirurgia. Non ero preparato ad assistere a un intervento a cuore aperto, perciò eccomi nel "Cath lab". Si sa, niente è meglio per un informatico di un reparto tutto digitale.
"Cath lab" sta per "Catheterization laboratory", la sala di emodinamica: una sorta di enorme tenaglia, collegata a una serie di server, ha due apparati radiologici agli estremi che consentono la visione interna del paziente trasmettendola su quattro monitor.
L'intervento viene eseguito inserendo delle sonde nelle principali vie arteriose e venose, senza bisogno di effettuare incisioni chirurgiche.
La "tenaglia" (l'angiografo) viene movimentata dal cardiologo tramite un joystick: da pesante pezzo di ferro e plastica, come appare da ferma, non appena azionata assume una leggerezza inaspettata.
Un vetro separa la stanza del macchinario dalla sala controllo, dotata di altri quattro monitor e di alcuni macchinari, dove un radiologo assiste il cardiologo durante l'intervento.
Andrea, l'infermiere del "Cath lab", spiega che Ali è affetto da un difetto cardiaco che solitamente viene individuato nei primi mesi di gravidanza, la "trasposizione" dei due grossi vasi che nascono dal cuore: la posizione dell'aorta e dell'arteria polmonare è invertita perciò il sangue "pulito" torna a ossigenarsi e quello "sporco" non si ripulisce.
Il difetto deve essere ovviato immediatamente dopo il parto con l'inserimento di un catetere nel cuore per aprire un varco nel setto che divide i due atri in modo da rendere migliore l'ossigenazione e più efficiente la circolazione del sangue. Un secondo intervento è poi necessario intorno al compimento del primo anno di vita.
Margherita, la cardiologa che effettuerà l'operazione, passeggia nervosa in reception, affacciandosi spesso per controllare l'arrivo dell'ambulanza che trasporta Ali.
Le condizioni del bambino sono molto gravi: due mesi di vita sono già troppi per questo tipo di operazione e lo stato generale del bambino è pessimo.
Sembra un ranocchietto Ali Bashef, bimbetto di 2 chili sdraiato su un lettino di 2 metri.
è già addormentato, la danza dello staff medico intorno a lui incomincia subito. Margherita tenta l'introduzione del catetere dalla parte destra dell'inguine, ma Alì è talmente piccolo che trovare la vena è difficilissimo.
Dopo qualche tentativo, la cardiologa cambia lato: il catetere trova finalmente la sua strada per il cuore.
Appena raggiunto l'atrio, Margherita tenta la lacerazione del setto con un movimento rapidissimo. Tutti accorrono ai monitor: "Can you see it? It's working!".